Il Marchiggiano Minaccioso

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Succede che il Monta organizza una signora cena nella sua nuova casa di Cesenatico, e da scrocconi di lungo corso quali siamo noialtri, gli amici, accorriamo in massa. Una compatta dozzina di beceri soggetti si riversa nella sua tavernetta con la dichiarata intenzione di brutalizzare la nuova dimora. Si mangia, si beve, ci si schernisce e ci si insulta a ruota libera tra l’ironia generale. Dopo esserci ampiamente sollazzati con abbondanti libagioni e dopo aver fatto fischiare le orecchie a ciascuna delle nostre madri ci prepariamo in massa a tornare verso casa uscendo al gelo notturno di metà gennaio. Il buon Monta, sfidando il freddo delle due di notte, ci accompagna alle auto parcheggiate a bordo strada per l’estremo saluto (o forse per accertarsi che davvero ce ne andassimo, che non si sa mai con certa gente) quand’ecco che un’amara sorpresa ci coglie tra capo e collo: l’auto del Baffuto è impossibilitata ad uscire dal parcheggio a causa di una Fiestadimmerda parcheggiata con spregio proprio per impedirne l’uscita. L’intenzione è palese, la Fiestadimmerda è messa lì appositamente per abbrustolirci i coglioni, forse perché il Baffuto ha parcheggiato davanti ad una casa ma, invero, assolutamente in un posto pubblico, di libero accesso, non delimitato da linee di qualche colore, senza cartelli, né avvisi, non certo in una proprietà privata e nemmeno davanti ad un cancello.
Ci guardiamo l’un l’altro perplessi. L’ora è tarda e pare un po’ sadico metterci a suonare tutti i campanelli del vicinato per trovare il proprietario della Fiestadimmerda, senza contare che non sembra il caso di attirare altri fischi alle orecchie delle nostre riverite madri, così il Baffuto azzarda un colpetto di clacson nella speranza che il suddetto proprietario sia in ascolto.
Così è, in effetti. Dalla casa lì davanti esce all’istante un tizio sulla quarantina, già con le scarpe e il giubbotto addosso, e con un tornado di classe 5 a vorticargli tra i coglioni. Lo chiameremo, per rispetto della sua privacy e della sua persona, Signor Testadicazzo. Costui inizia subito a prenderci a maleparole, e rivolge al Baffuto una serie di considerazioni piccate (“La prossima volta vedi di parcheggiare da un’altra parte! Non potrò mica parcheggiare a 5 km perchè vieni tu a rompere i coglioni davanti a casa mia!”) che ci colgono impreparati per l’arroganza gratuita.
La tenera Robbè rimane sconvolta e cerca di capire dal placido Violenzo suo fidanzato come mai un tale buzzurro se la debba prendere tanto per una cosa del genere, mentre il Gavat cerca di calmare il Dott. Testadicazzo e il Baffuto azzarda una trattativa diplomatica spiegando che, se avesse messo il cartello di “proprietà privata”, nessuno avrebbe parcheggiato al suo posto.
Ma la risposta dell’Avv. Testadicazzo non lascia spazio a dubbi: “No, io il cartello non lo metto!”
Ah. Ecco. Allora vuol dire che il posto è davanti a casa tua ma non è IL TUO, perciò vai pure a cagare in un campo minato iracheno. Almeno, questo è ciò che immediatamente abbiamo pensato tutti, ma ci tratteniamo avendo ben cura di tenerci tale pensiero tra le labbra per non far degenerare ulteriormente la situazione. Inoltre l’Ing. Testadicazzo abita a 50 metri da casa del Monta e non vogliamo compromettere il suo rapporto con gli indigeni, dato che si è appena insediato.
Ma il Marchiggiano no. Lui no.
L’arroganza gratuita del Commendator Testadicazzo accende una miccia, la miccia dell’Esattore che è in lui: i nervi vanno in tensione, i muscoli si tendono sotto la pelle sudata, l’adrenalina s’incendia come benzina nelle sue vene ed è già pronto a gettargli in faccia l’amaro guanto della sfida. 
Come se i suoi avi parlassero tramite lui, come se si trovasse davanti a un debitore reticente, il nostro Marchiggiano si rivolge al Prof. Testadicazzo e sentenzia testuali parole: “Tu parcheggiala ancora così la macchina, e la prossima volta non te la ritrovi più come l’hai lasciata!
Bum.
Ci guardiamo in faccia per una frazione di secondo. L’avrà detto davvero? 
Diamo un’occhiata al Marchiggiano. Ha la schiuma alla bocca.
Ok, l’ha detto davvero.
Io e Gavat interveniamo immediatamente e prendiamo sottobraccio il Marchiggiano adirato per allontanarlo dall’On. Testadicazzo mentre questi, ovviamente, s’infervora ancora di più arrivando ad apostrofare uno di noi a caso con l’appellativo “Ravennate di merda!” e ciò non fa che rendere ancora più furente il Marchiggiano. Sbuffa, sbava, scalpita, strattona; sta per diventare il Super Sayan degli Esattori. Una roba brutta.
Per placare la sua sete di sangue cesenate Gavat ed io dobbiamo narcotizzarlo senza pietà con dosi da cetaceo. Dalla sua mente ormai obnubilata dal mix di furia cieca e barbiturici il massimo che riusciamo ad ottenere sono delle scuse per il Geom. Testadicazzo, false come il televoto del Grande Fratello. “Sì, sì, mi dispiace ok? Eh? Mi dispiace! Va bene?! Ti va bene?!” 
Sarà il freddo invernale di una notte nebbiosa, sarà la stanchezza dovuta all’ora tarda, o forse sarà Marte in trigono con la palla destra di Giove, fatto sta che sorprendentemente gli animi si placano. L’Ammiraglio Testadicazzo sale in macchina e sposta finalmente la sua Fiestadimmerda. Il Baffuto, che è rimasto incredibilmente zen durante l’intera sceneggiata, può uscire con la sua macchina. La tenera Robbè, dolce come al solito, trattiene un vaffanculo a denti stretti. Il placido Violenzo mantiene la sua solita espressione calma da maestro Yoga, però calcola quante Moleskine potrebbe rilegare con la pelle di Testadicazzo. Gavat ed io temiamo un nuovo scatto rabbioso del Marchiggiano e continuiamo a tenerlo d’occhio, anche perché lo abbiamo dovuto prendere al lazo ed incaprettare come boari da rodeo per farlo salire in macchina.
Il Monta, infine, realizza che nella sua tavernetta c’è ancora da ripulire l’orrido coacervo di immondizie e ignoranza lasciato dalla compatta dozzina di beceri soggetti che ha incautamente accolto in casa, quindi torna alla sua proprietà. Chiude il portone alle sue spalle, guarda la lunga tavolata ridotta ad una cloaca putrescente e ripensa all’alterco con il suo nuovo vicino Testadicazzo.
“Beh, dai, cominciamo bene.”

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Quelle perle d'ignoranza nelle quali a volte t'imbatti. Tuo malgrado. Cioè, che poi ci provi a schivarle, ma loro ti trovano lo stesso. E alla fine pensi che non sia un caso.

Pubblicato il 8 febbraio 2014, in Senza categoria con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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