Cinquanta Sfumature di Spregio

Seattle, interno giorno.

Grattacielo in vetro e acciaio della GREY ENTERPRISES, centottanta piani di extralusso così sfrenato che al posto della carta igienica usano le pagine della prima edizione dell’Amleto.
Una segretaria 30enne ex-modella in completo grigio da diecimila dollari accoglie la goffa Anastasia Steele e la squadra dall’alto in basso con un malcelato disprezzo negli occhi arricchito da qualche insulto a mezza bocca.
– Come mai in abiti da vendemmia? Non s’era già visto nel Diavolo Veste Prada il plot della giovane pezzente vestita da zingara che spera in un riscatto sociale mettendo piede nell’azienda ultrafiga?
– Beh… Sa, io pensavo… – sorrisone speranzoso e occhietti lucidi – Pensavo di apparire più carina in tenuta acqua e sapone, ecco.
– Dia retta, non lo pensi più – sentenzia la valchiria – Comunque Mister Grey la riceverà ugualmente per l’intervista nel suo ufficio, che dopo mi ordinerà di disinfettare. Prego, da questa parte.

Christian Grey. Bello, spavaldo, miliardario, una fusione tra Tony Stark e Rocco Siffredi ma con vent’anni di meno.
Anastasia avverte come uno stormo di anatre selvatiche transitarle nelle mutande, e ammutolisce.
– Ma non doveva intervistarmi un’altra studentessa? – inizia Mister Grey, con un principio d’orchite.
– Ah, ecco, sì, in effetti… Sono la sua coinquilina e mi ha chiesto di sostituirla perché…
“Perchè ieri sera – ricorda la giovane – è uscita con una band di senegalesi e si è fatta suonare come un bongo al concerto di Bob Marley.”
– … perché è influenzata, ecco, sì, influenzata.
– Vabbè, signorina, posso dedicarle solo dieci minuti della mia erezione. Proceda con le domande.
Christian si mette in posa davanti al tavolo ad emanare testosterone.
– Bene, sì, dunque… Vediamo… Di cosa si occupa la sua azienda? Come ha fatto a diventare miliardario a 27 anni?
– Noi scavalchiamo il paradigma ergonomista imperante nel mondo delle telecomunicazioni con ritrovati tecnologici di nuova generazione, portando innovazione concettuale ad alto impatto estetico e mantenendo il focus sull’integrazione sociale con le popolazioni degli stati emergenti.
– Eeeh?
– Vendiamo le cover tarocche dell’Aifòn. Ha presente i mercatini, le bancarelle dei bangla? Sono tutte mie. Proceda pure con la seconda domanda.
L’occhio della ragazza cade su uno strano oggetto sulla scrivania del miliardario.

 

– Cos’è quello?
– Niente, un fermacarte. Proceda, ho detto.
– Ecco, ehm… E’ gay?
Sopracciglio alzato di Christian Grey.
– Lo potrà scoprire di persona entro la fine del primo tempo, signorina Anastasia. C’è scritto nella sceneggiatura, è inevitabile.
La segretaria si affaccia alla porta dell’ufficio.
– Mister Grey? C’è quel Flavio Briatore per il colloquio.
– Ancora? Gli ho già detto che non voglio barboni come lui nella mia azienda! Dagli l’elemosina e mandalo via.
– La solita R8 coupé?
– Sì, se la faccia bastare. Ora, signorina Steele, mi parli di lei, delle sue passioni, delle sue preferenze. Ad esempio, le fruste: cuoio o corda?

 

Città del menga qualunque, interno giorno.

Un dolce e innocente fiorellino come Anastasia ha ben pensato di cercare occupazione in una ferramenta popolata da muratori albanesi, meccanici dalle note passioni per i calendari glamour e falegnami in cerca di nuove seghe.
All’improvviso si materializza davanti a lei con lampi di luce e giochi spermatecnici nientepopodimenochè Lui, Christian Grey.
– Buongiorno Anastasia.
Si ode distintamente un forte starnazzare di anatre. Eppure non è la stagione migratoria.
– Oh, ehm, ciao Christian. Cosa ci fai qui?
– Vorrei comprare alcune cose. Cominciamo con del nastro adesivo, poi delle fascette da elettricista, venti metri di corda, un sacchetto di rivetti d’acciaio, stringitubi d’alluminio, una raspa da legno, una pistola sparachiodi, una maschera da saldatore, un martello pneumatico, un corno da caccia e uncini da arrembaggio.
– Che curiosa lista della spesa – sorride l’ingenua – ti dedichi al fai da te?
– Umh, no.
– Artigianato?
– No.
– Carpenteria pesante?
– Nemmeno.
– Terrorismo jihadista?
– Neanche.
– Bracconaggio di balene?
– All’incirca, ma non proprio.
– E allora che ci fa qui?
– Ma davvero non ci arrivi? Esco dal mio grattacielo superlusso popolato dalle escort più costose che la chirurgia possa creare, vengo in questa topaia da terzo mondo in cui lavori, ho visibilmente un’anaconda imbizzarrita nei pantaloni e ti chiedi cosa ci faccio qui?
Sorride, l’innocentissima idiota.
-Mmh… boh? Sono solo una romantica studentessa di letteratura inglese, non lo so. Facciamo delle foto per l’intervista della mia amica? Ce le fa il mio amico Josè!

 

– Vabbè, facciamo ‘ste foto ma poi tisitrombainelicottero.
– Eh? – sorride ancora, sembra una paresi – Hai detto qualcosa?
– No niente…

 

Città del menga qualunque, interno notte.

Il gruppetto di amici di Anastasia si ritrova in una bettola per il concerto della band senegalese, ma anche per spaccarsi ammerda di alcol e droghe sintetiche d’importazione. In questo si distingue proprio Josè, un messicano clandestino che arrotonda la sua attività di spaccio con la carriera di fotografo wannabe intrapresa dopo aver scippato una Nikon a una turista giapponese. Josè è in fotta brutale per Anastasia, ma in un imprevedibile e originalissimo triangolo amoroso lei è in fotta brutale per Mister Grey.

Spacciatore clandestino messicano contro Miliardario attiravulva da copertina

Chi chiamerà la giovane Anastasia mentre è in fila per il bagno, ubriaca come un vichingo al ritorno da una razzia?
Prende il telefono e…
– Sciao Christian – burp – Ti dishturbo? sono sbronza eeee… mi sono pisciata addoscio credo… Maaa perché mi hai fatto arrivare a casa tutti quei libri costosi? Sciono prime edizioni di Shakespeare…
– Credevo fossi troppo povera per comprarti la carta igienica. Comunque non mi disturbi affatto, sto solo picchiando il mio tamagotchi. Ma dove sei? Cos’è questa cacofonia di bonghi e gemiti femminili?
TU-TU-TU-TU-TUUU

Rumore come di anaconda al galoppo.

In ventitrè secondi netti Mister Grey arriva al locale, compresa pausa piscio e acquisto di mocassini nuovi fiammanti in pelle di ammiraglio.
– Anastasia, ti senti bene?
– Eeeeeh Chriiiistiaaaaaannn sto ‘na favola!
All’improvviso dalle tenere labbra di lei esplode una cascata di vomito fumante che inonda i mocassini nuovi fiammanti in pelle di ammiraglio del contrariato Mister Grey.
– Oooh mi disp… – grugnisce lei tra un tocchetto e l’altro – Iotiggiuro davvero non voleeehyyy Josèèèè! Vieni qua che c’è Mister Greeeey! Scialutalo dai, datevi un bacettblreeeerghh
Seconda mano ai mocassini di Mister Grey. Lui la guarda rotolarsi in una pozzanghera dei suoi umori corporei.
– Stavolta ti raschio dal pavimento, ma poi tisitrombapureinaliante.
– Eh? – fa Josè – Hai detto qualcosa?
– No niente…

 

Seattle, interno notte.

Con un doposbronza da campionario del Jersey Shore, Anastasia fa il giro del modesto attico di Christian Grey.
– Maa… questi vestiti nuovi che ho addosso?
– Li ha comprati la mia governante, Bill Gates.
– E quelli che avevo ieri sera?
– Dici quegli stracci coperti di vomito? Li ho dati ai bangla. Ci si fanno almeno dieci cover.
– Ma quindi mi hai svestita tu???
– Non perdiamo tempo pensando a chi ha svestito chi, o a chi ha flagellato nel sonno le terga di chi. Guarda qua – continua il miliardario – questo è il mio hangar privato. C’è l’elicottero, l’aliante, la mongolfiera, il dirigibile…
– Ma perché sono tutti pieni di preservativi usati? – si domanda la giovane ignara.
– Li vendono già così. Piuttosto, adesso ti faccio vedere la mia “stanza dei giochi”. Per di qua.

Anastasia si fa guidare docilmente per i corridoi, ma con la coda dell’occhio le pare di scorgere la fugace ombra di un’anaconda.
– Non ho mai visto così tanti frustini nemmeno all’ippodromo! – esclama la ragazza incredula – E guarda quel letto a tre piazze tutto coperto di pois bianchi!
– Non sono proprio “pois”…
– Che ci fai con tutta questa roba?
Cioè, proprio non ci si crede sia così deficiente.
– Senti Anastasia – sospira Christian, sforzandosi di non prenderla a sputi – Ma davvero non ci arrivi da sola? Guardati attorno un po’, eh. Catene, maschere di latex, dilatatori anali, vagine di gomma vibranti, pinze per genitali… Secondo te sono per il corso di cucina di Suor Germana?
La giovane accenna un timido sorriso e abbassa lo sguardo, arrossendo.
– Beh io non saprei… Devi sapere che io non ho ancora…
COSACOSACOSACOOOOSAAAA? – duemila litri di sangue iniziano a pompare verso l’area pelvica del riccone pervertito.
– Mi stai dicendo che tu non hai mai conosciuto il generale calvo?
– Beh vedi io…
– Sbucciato senza mani la pannocchia?
– No perché sai…
– Sfregato il collo dello struzzo?
– È che non ho avuto occasione di…
– Lucidato lo spadone del guerriero?
– Ecco non è che io abbia…
– Cioè tu lavori in una ferramenta di pervertiti, vivi con una ninfomane ed esci con uno stupratore sudamericano ma SEI ANCORA VERGINE?

– …s-sì…

 

 

Christian deglutisce vistosamente. Due volte.

Lei torna a fissarlo negli occhi.
– Quindi farai l’amore con me?
Lui raddrizza la schiena, petto in fuori.
– Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte.
– Vabbè, come te pare, mi scopi forte?
– ‘rcaputtana quant’èvvero che compro le Audi a mazzi da sei… stasera tisitrombapureinparapendio.

 

Seattle, interno giorno.

Si susseguono le trombate stile cineteca dei Razzie Awards e gli stucchevoli siparietti familiari.
L’animo dolcemente romantico di Anastasia si scontra con l’inflessibile credo sadomaso di Christian.
Lei vuole i fiori e lui le compra dei vibratori borchiati, lei vuole andare al cinema e lui la fa mangiare nella ciotola del gatto, lei vuole i biglietti per il concerto di Giorgia e lui la porta a cena da sua madre.
Però Christian prova davvero, a modo suo, a farsi voler bene. Ogni volta che ha in mente qualcosa di doloroso e umiliante per Anastasia, lui inizia la serata con un regalo di valore proporzionato all’offesa.
– Anastasia, piccola mia, ti ho comprato una sorpresina!
Lei gli corre incontro felice, scodinzolando come un labrador all’ora della pappa.
– Oh che bello! Cos’è?
– La Apple.
– Uffa, mai una scatola di cioccolatini, un mazzo di rose, una poesia… I senegalesi hanno fatto una bella serenata coi bonghi alla mia amica ieri sera, lo sai? Non possiamo essere come una coppia normale anche noi? Andare all’Ikea? All’outlet?
Christian si fa serio. Getta uno sguardo carico di tormento fuori dalle vetrate del suo attico, verso l’orizzonte, mentre distrattamente frusta due rumene.
– Non sono adatto alle serenate coi bonghi, Anastasia. Ogni forma di romanticismo è stata sradicata in me quando ero un ragazzo, colpa di mia madre. Ricordo ancora con paura quel giorno. Gennaio 2001, avevo tredici anni. Stavo guardando le Tartarughe Ninja quando mia madre mi strappò il telecomando, cambiò all’improvviso canale e…
Tentenna, soffocato dal dolore di quel flusso di ricordi
– Cosa successe, Christian? Cosa fece tua madre?
Lui si gira verso la ragazza, il volto deformato dall’odio.
– Mi costrinse a guardare Uomini e Donne!! Ogni maledetto giorno, finché non me ne andai di casa! Ma a quel punto era troppo tardi, qualcosa in me era cambiato per sempre. Perchè dentro di me, a quel punto, erano rimaste soltanto Cinquanta Sfumature di Spregio.
Lei si avvicina dolcemente, lo accarezza per tranquillizzarlo.
– E’ terribile, Christian. Io sento la tua inquietudine, e so che ancora non sei appagato appieno. Tu mi hai scudisciata, mi hai urinato addosso, mi hai fatto leccare l’acquario dei pesci tropicali, mi hai penetrato con lo scettro di Sailor Moon, mi hai appeso dei raudi alle poppe e mi hai fatto votare Lega Nord alle regionali. Hai voluto essere in tutto e per tutto il mio Dominatore, e io te l’ho fatto fare con piacere, ma ancora non ti basta. Cosa vuoi di più, da me?
Lui si morde il labbro, cercando dentro di sé il coraggio di rivelarle il suo desiderio più perverso. Una pulsione così oscena e inconfessabile che fatica persino a prendere forma.
Finchè alla fine, scavando nelle tenebre della sua anima, trova il coraggio di rigurgitare l’immonda verità.
– Anastasia, io… Non mi basta essere il tuo Dominatore. Io voglio essere il tuo TRONISTA!

La giovane si ritrae, ammutolita. Poi…

 

 

Le porte dell’ascensore si aprono al suo tocco isterico.
– Aspetta Anastasia, non andartene. Sai che non farei mai niente che tu non possa sopportare!
– Christian, vatti un pò a grattare le emorroidi contr’al muro, eh.
Entra nel vano. Pigia lo zero.
– Ah, Christian, un’ultima cosa. Le tue cover fanno cagare.
E mentre le porte di metallo lucidate a specchio si chiudono tra di loro, al miliardario rimane solo il tempo per un ultimo disperato appello.

– Aspetta Anastasia! Ho appena ordinato il deltaplano!

 

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Dedicato con affetto a tutte le mie fan.

Troneggia responsabilmente

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Informazioni su thedrakh

Quelle perle d'ignoranza nelle quali a volte t'imbatti. Tuo malgrado. Cioè, che poi ci provi a schivarle, ma loro ti trovano lo stesso. E alla fine pensi che non sia un caso.

Pubblicato il 6 marzo 2015 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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