Il Gigante e il Mostro

Portrait_of_the_Demon_Guard_by_kolakis[1]

 

Notte, ore 01:30

Sono salvo! Qua sotto, al sicuro, quell’orribile mostro non potrà raggiungermi. Sbuffa, raspa, scalpita, ma non riesce ad entrare. E’ davvero terrificante, avrò incubi per il resto della mia vita.
Occhi indemoniati, lunghi artigli affilati come rasoi, zanne che bramano il mio sangue, muscoli guizzanti sotto l’orribile peluria.

 

2013-09-23 21.24.46

 

Vedo solo cavi attorno a me. E’ tutta roba strana del gigante, non so a cosa serva, so solo che alcuni amici ritengono divertente distruggere tutto perché fa incacchiare da morire i giganti, ma io penso sia un gioco troppo pericoloso da fare, con il mostro qua fuori appena oltre il bordo del mio nascondiglio.
Ma è proprio il mostro, alla fine, a crearmi l’occasione per fuggire.
Fa troppo rumore e distoglie il gigante dalle sue attività. Parlava da solo, l’enorme bipede, blaterando davanti ad una spettrale, piccola finestra luminescente di cose come “Magic”, o “mazzi-combo”, o “sfide online” o “ADSL di merda”. Non so cosa significhi questa roba, ma lo teneva occupato abbastanza da farmi esplorare la sua grande tana in relativa tranquillità. E il mostro attira la sua attenzione.
– Merlino, cosa fai? Hey! Via da lì che tiri giù tutti i fili del router!
– Mao (E’ qua sotto! E’ qua sotto!)
Sento passi pesanti, il tono è severo. Il mostro, eccitato per la caccia, non ascolta il suo padrone e continua a sbuffare e premere contro il mio nascondiglio, il ripiano inferiore di un tavolino, così basso che io riesco ad entrare ma lui, goffo e inappagato, non può far altro che sfogare la sua frustrazione lamentandosi.
– Dai che è tardi, Merlino! Andiamo a dormire, su.
– Mao (Non adesso, idiota! Ci sfuggirà!)
L’orribile creatura non vuole desistere, e il gigante lo afferra con le sue enorme zampe per sollevarlo e portarlo in un’altra stanza. Non si è accorto di me.
Ne approfitto. C’è ancora molto da esplorare, e il coraggio non mi manca.
Guizzo lungo il corridoio, mi incollo al bordo del muro e saetto verso l’enorme sala del gigante stupido, guadagno un pertugio dietro quello che sembra uno strano albero quadrato e senza rami, e trattengo il fiato. I giganti lo chiamano comodino, mi pare. Per me è tutto fuorché comodo, però serve allo scopo.
Il gigante ritorna. I suoi piedi sono vicinissimi a me, ma dall’altezza guarda ben oltre, verso un’altra finestra luminosa ancora più grande della prima, con altri giganti dentro.
– Tzè, Smallville e il ballo di fine anno. Attenta Lana, tutta così in tiro a ballare con Clark. Tu hai l’ormone represso da 300 puntate ma lui ti trapassa da parte a parte con la sua erezione kryptoniana, occhio.
La grande finestra luminosa coi giganti dentro scompare. Il gigante tossisce, fa rumori orribili, produce cose orribili dal naso.
– Fanculo a ‘stallergia, proprio. Maledetti pollini. Vabbè, bònanotte Merlino. Dormi sulla tua sedia.
– Mao (Buonanotte una fava! Il bastardo è ancora qua!)
Poi si getta sull’immenso giaciglio e spegne il suo piccolo sole. Un’altra terrificante magia dei giganti.
Ne accende uno piccolissimo, sopra il comodino, pochi istanti ma sufficienti a permettermi di notare che il mostro non ha nessuna intenzione di interrompere la caccia spietata. Sento la sua sete di sangue, e lui fiuta la mia paura.
Devo trovare un rifugio più sicuro.

 

Notte, ore 02:20

Il gigante ha tossito spesso, si è alzato per uscire e poi ritornare. Due volte. Vuole dormire ma non fa altro che produrre rumori osceni. Anch’io vorrei che dormisse.
Ho sfruttato le pause di buio per immergermi in un groviglio di cavi ancora più grande del primo, proprio sotto alla spettrale, piccola finestra luminescente dov’era il gigante, ma mi sono esposto troppo e il mostro è tornato alla carica.
Protende frenetico i suoi crudeli artigli verso di me, per poco non ghermisce le mie carni. Forse è giunta la mia ora.
– Merlino per la miseria! Cos’è tutto ‘sto casino, stai buono!
– Mao (Stavolta è mio! Hai capito piccolo infame? Sei mio!)
Il gigante lo ammonisce, ma inutilmente. La sua ferocia non si può arginare, mi incalza, tremo in preda al terrore più nero.
– Merlino, cazzo! Adesso ti sbatto fuori, guarda che ora è, minchia.
Si riaccende il piccolissimo sole sul comodino.
– Mao (Non osare, inutile e glabro diurno! Non ti azzardare a…)
Nuovamente il mostro viene sollevato di peso dal gigante, e portato fuori dalla stanza. A nulla servono i suoi lamenti di delusione. Poi un’immensa barriera bianca sigilla l’ingresso e il gigante spegne il piccolissimo sole per tornare a dormire.
Il mostro raspa e si lagna all’esterno, ma il gigante lo ignora.
Via libera, posso esplorare.

 

Notte, ore 05:40

Merda merda merda merda! Mi sono incastrato in un groviglio di inutile carta senza alcun sapore e ho fatto rumore. Il gigante si è svegliato.
– Che è ancora? Ma che caz…
Torna all’improvviso la luce e il gigante si avvicina a grandi passi, poi attende. Io cado e ruzzolo fuori, proprio davanti ai suoi occhi stupefatti.
– Ma che cacchio… Un topo!
Si lancia con immense falcate verso la barriera bianca, la rimuove, esce e torna con il mostro in braccio. La belva grida vittoria, può finalmente dare sfogo al suo infernale istinto di caccia.
– Dai Merlino, prendi il topo! Avevi ragione! Forza!
– Mao (Umano incapace! Ci voleva tanto, eh?)
E’ la follia più totale.
Schizzo dietro un altro comodino, il gigante lo sposta con le sue enormi zampe orribilmente rosa.
– Stanalo Merlino! Coraggio!
Con la forza della disperazione mi rintano sotto il giaciglio del gigante, così assurdamente grande che nemmeno il gigante può spostarlo. Il mostro per poco non assaggia la mia coda, ma negli spazi angusti sono a casa mia.
– Maporcaputt.. non si vede una mazza sotto al letto. Spè che accendo la luce del cellulare…
– Mao (Spostami questo letto, forza! Sei grande e grosso per cosa? Eh?)
Un fascio abbagliate lacera l’oscurità che mi avvolge, maledetta magia dei giganti! Devo proseguire la mia corsa: il comodino dall’altra parte, poi l’uscita. Posso farcela.
Via.
– Noooo eccolo eccolo Merlino! Dai, dai è sotto l’altro comodino! Adesso te lo sposto!
– Mao (Renditi utile o sparisci, ridicolo inetto!)
La forza del gigante è davvero terrificante. In preda alla frenesia tanto quanto il suo mostro diabolico allontana il comodino dal muro, ma il piccolissimo sole cade e si infrange contro il muro stesso, in una pioggia di vetri e insulti a una certa Eva.

 
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– Cazzo, no! No no no!
– MAO! (Ma che cacchio combini! Cosa sei, scemo?! Mi son preso un infarto!)
Il gigante sembra perdere ogni energia. Contempla avvilito il suo piccolo sole distrutto, poi esce mestamente dalla porta. Il mostro è sulla soglia, annichilito dal rumore del sole esploso. Devo sfruttare il momento.
Eccolo, il nascondiglio perfetto. Quattro balzi ed è mio.
– Dai Merlino stai lontano da quei vetri su. Aspetta che li raccolgo con la scopa. Poi io torno a letto, tu trova il topo. Domattina deve essere sparito, hai capito?
– Mao (Non lo so, umano. Il tuo comportamento mi offende. Dubiti di me, e ora pretendi di darmi ordini. Vado a dormire anch’io, arrangiati.)

 

Mattina, ore 07:20

Ne ho approfittato per riposare e recuperare un po’ le forze, ero allo stremo. Ma ora un fastidioso rumore proviene da sopra il comodino. Il gigante protende stancamente una delle sue oscene appendici e il rumore cessa. Però riprende vita la finestra luminescente con i giganti dentro.
– Nnnnggghhh… Svegliarsi coi Visitors sta rompendo un po’ le palle…
Il gigante si erge nuovamente in piedi. Oscilla, emette un peto fragoroso, poi rimedia un precario equilibrio. Sconvolgente, si cambia la pelliccia!! Ributtante stregoneria dei giganti, non dovrei stupirmi più di nulla.
– Allora Merlino, eh? Cos’ha preso stanotte il mio bel gattone?
– Mao (Sto cazzo.)
Il mostro sbadiglia, rivelando una spaventosa quantità di zanne più lunghe di me.
L’enorme bipede muove incerti passi verso la mia direzione. Oh no! Ha sollevato il mio nascondiglio! Sta infilando la sua putrida zampa proprio qua dentro! Aaaaah!!
– FANCULO! Che cacchio…
Sento la sua brutale violenza su di me. Cado a terra assieme al mio stesso nascondiglio. Per fortuna che sono morbido e gommoso.
– Il topo era nella scarpa! Merlino!!
– Mao (‘zzitua.)
Sono spacciato. Mi trovo esattamente tra le enormi ed oblunghe zampe del gigante. Ciao mamma Gigina. E ciao anche ai miei fratelli e sorelle, Pierino, Tatù, Paccina, Colette, Groviera, Sasà, Carotina, Morbidetta, Baffoblu, Sorcio, Ciccia, Bruno Vespa, Goku, Spartaco e Kalashnikov.
Vi ho voluto bene.
Ora attendo con coraggio la morte.
– Umh… Ma guardalo. Così piccolo, trema tutto… Fammi solo prendere un po’ di carta per raccoglierlo.
– Mao (Puliscitici il c…)

 

Mattina, ore 08:00

Sono avvolto, completamente avvolto. E’ la fine. Il gigante mi getterà nel grande buco dove fa sparire la sua enorme caccona. Me lo sento. Che fine ignobile. Addio mondo.
Ma, aspetta… il gigante mi libera dalla prigione della sua stretta e… sono fuori! Vedo la luce del sole vero, l’aria fresca, l’odore della libertà!!
– Vattene, su. Scappa.

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Non mi fido. Sta aspettando che io muova un passo per spappolarmi con le sue zampe titaniche. Ma non gli darò questa soddisfazione, io sto fermo. Potrai schiacciare me, ma non la mia dignità!!
– Senti, fa come ti pare. Il gatto è chiuso dentro, ora rientro anche io che devo ancora pisciare per colpa tua. Quando torno fuori tra poco fa in modo di essere sparito. Vai e vivi la tua vita.
Si allontana. Non mi giro nemmeno, ma sono sicuro che il suo perfido sguardo insiste ancora su di me. Resto ancora immobile.
Passa un lombrico.
Non succede niente.
Passa una lumaca.
Non succede ancora niente.
Al secondo lombrico mi sento più tranquillo, e mi volto.
Non c’è il gigante. Non c’è nemmeno il suo terribile mostro assetato di sangue.
Allora posso andarmene davvero.
Lo sapevo. Hanno avuto paura!

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Quelle perle d'ignoranza nelle quali a volte t'imbatti. Tuo malgrado. Cioè, che poi ci provi a schivarle, ma loro ti trovano lo stesso. E alla fine pensi che non sia un caso.

Pubblicato il 17 aprile 2015 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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